Il tamburo a cornice è uno strumento ampiamente diffuso nelle pratiche musicali popolari italiane, dalle regioni settentrionali fino alla Sicilia e alla Sardegna. La costruzione dello strumento è storicamente connessa a quella dei setacci, oggetti di uso domestico e agricolo che condividono con il tamburo la struttura a cornice. I due manufatti possono essere realizzati dagli stessi artigiani, depositari delle tecniche di lavorazione del legno e di assemblaggio delle cornici. La presenza e la configurazione degli elementi sonori dei tamburi a cornice variano a seconda delle aree geografiche: in Valle d’Aosta si riscontrano campanelli e sistri affissi al telaio, mentre in altre aree sono diffusi sonagli metallici
L’esemplare di tamburo esposto presenta un telaio circolare in legno di faggio dipinto, con colorazione rossa sulla superficie esterna e gialla su quella interna, entrambe parzialmente conservate. Lungo la cornice sono praticate 8 aperture rettangolari, ciascuna contenente una coppia di lamelle metalliche. Il lato interno della membrana è decorato con un mazzo di tre fiori legato da un fiocco, nonché con linee e cerchi disposti lungo il perimetro. Sul lato esterno sono presenti iscrizioni manoscritte, collocate sopra e sotto una figura rettangolare al centro della membrana. La superficie presenta inoltre una serie di punti e una linea che segue il perimetro della membrana.
In Italia il tamburo a cornice è impiegato prevalentemente nell’accompagnamento ritmico del canto e della danza. Il suono è prodotto dalla percussione della pelle e, quando presenti, dalla vibrazione dei sonagli metallici. La tecnica esecutiva varia in relazione alle località e alle abitudini dei singoli suonatori. Lo strumento viene generalmente sostenuto con una mano e percosso con l’altra, utilizzando il palmo e le dita. I movimenti della mano che sostiene il tamburo e le rotazioni del polso possono contribuire a modulare il suono dei sonagli e a ottenere differenti accenti, timbri ed effetti ritmici.