Lo shamisen è un liuto giapponese a tre corde, privo di tasti, con cassa di risonanza rivestita di pelle e suonato con un grande plettro (bachi). Introdotto in Giappone nel XVI secolo probabilmente attraverso le isole Ryūkyū, si diffuse ampiamente nel periodo Edo (1615–1868), diventando uno degli strumenti principali della musica urbana, teatrale e d’intrattenimento. Tra le sue caratteristiche sonore più distintive vi è la sawari, particolare effetto di risonanza/ronzio sulla prima corda. Inizialmente associato alla musica narrativa, lo shamisen fu successivamente impiegato in numerosi contesti performativi, tra cui kabuki, bunraku, musica vocale, musica popolare e repertori d’insieme come il sankyoku, insieme a koto e kokyū/shakuhachi.
Di piccole dimensioni, l’esemplare esposto presenta una cassa armonica quadrangolare con angoli smussati, la cui faccia anteriore è ricoperta da una membrana in pelle chiara decorata con disegni antropomorfi e tesa uniformemente sulla struttura in legno scuro; anche sul retro della cassa è presente una decorazione figurata. Il manico, lungo, sottile e privo di tasti, è inserito nella cassa secondo la tecnica tradizionale che ne consente lo smontaggio in più sezioni. La paletta ospita tre caviglie in legno (itomaki) destinate all’intonazione delle tre corde in seta. L’esemplare è finemente decorato, suggerendo che lo strumento potesse assolvere, accanto alla funzione musicale, anche a una funzione ornamentale.
Dal punto di vista esecutivo, lo shamisen si suona generalmente seduti, con la cassa armonica appoggiata al lato destro del corpo e il manico sostenuto dalla mano sinistra. L’esecuzione avviene mediante l’uso del bachi, con cui l’interprete pizzica o percuote le corde, producendo un suono al tempo stesso melodico e percussivo. La mano sinistra agisce sul manico privo di tasti, determinando l’altezza dei suoni e consentendo un’ampia varietà di inflessioni ornamentali.