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Rabāb mughannī, liuto a spiedo ad arco

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
600
Famiglia
Cordofoni
Tipologia
Liuto a spiedo ad arco
Periodo / Anno
XIX–XX secolo
Ambito Culturale
Egitto
Materiali
Legno; pelle; madreperla; metallo
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
89x21x10
Luogo di conservazione
Sala 1, piano terra, MNSM, Palazzo Samoggia, Roma



Per definire questo esemplare, proveniente dalla raccolta di Evan Gorga, si adotta qui il nome idiomatico rabāb mughannī, sulla base dell’analisi stilistica e morfologica dell’esemplare, in ragione della sua corrispondenza con la variante bicorde documentata dalle fonti egiziane ottocentesche. Si tratta di un liuto a spiedo ad arco, dotato di una cassa quadrangolare poco profonda, costituita da un telaio ligneo rivestito da membrana e attraversata dall’elemento assiale che forma il manico. Questo è fissato alla cassa da una pica metallica, che funge da puntale. Il manico non presenta un cavigliere distinto ed è munito di due bischeri. È decorato da intarsi in madreperla, 3 dei quali risultano mancanti. Nell’area del ponticello la membrana presenta un rinforzo in cuoio, mentre il ponticello e le corde attualmente presenti sono di restauro. 

 

Lo strumento è generalmente impiegato in ambiti rurali e nomadi, nei quali svolge una funzione di sostegno melodico alla voce. L’impiego del rabāb quadrangolare è attestato nell’accompagnamento del canto presso popolazioni rurali e nomadi del Levante e della Penisola arabica, mentre in Egitto la tradizione del rabāb è strettamente legata alla poesia epica e alla figura del cantore-narratore. Il repertorio della Sīrat Banī Hilāl è oggi eseguito soprattutto sulla rabāba a cassa semisferica, che ha in larga parte sostituito la precedente forma quadrangolare, oggi sostanzialmente scomparsa. Nel corso dell’esecuzione lo strumento viene tenuto in posizione verticale e suonato per mezzo dell’arco.

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