L’esemplare è un piccolo liuto a manico corto e a guscio, riconducibile alla famiglia delle kwītra maghrebine. L’esemplare, tuttavia, non documenta la kwītra canonica della musica colta arabo-andalusa, ma una sua variante più rara e meno rappresentata dalle fonti. Si tratta di un liuto caratterizzato da una cassa in zucca vinaria: proprio per questo elemento l’esemplare non è definito kwītra ma è più propriamente identificato con la tipologia del qrīnda. La tavola armonica, in quattro pezzi di conifera, ha forma allungata e irregolare e presenta tre rose intagliate e un bordo applicato a rinforzo della giuntura tra tavola e guscio. Il manico, anch’esso in conifera, termina in un cavigliere parallelepipedo fornito di otto bischeri integri. L’incordatura è conservata solo in modo frammentario, ma i resti superstiti permettono di ipotizzare una disposizione originaria a otto corde in budello organizzate in quattro cori; lo spessore differenziato dei frammenti sembra inoltre compatibile con un’accordatura rientrante.
Ritagli di testo a stampa, incollati lungo le giunture della tavola e in alcune aree del guscio con funzione di rinforzo, sembrano coerenti con la costruzione originaria dello strumento e non con una riparazione successiva. La loro identificazione è particolarmente utile per la datazione: tre frammenti sono riconducibili a un’edizione delle Œuvres illustrées di Chateaubriand del 1853, che fornisce un terminus post quem.
L’originario contesto d’uso dello strumento, suonato a pizzico, rimane difficile da ricostruire. È più prudente immaginare una circolazione in contesti non pienamente istituzionali: pratica amatoriale, uso familiare, formazione musicale, piccoli ambienti urbani o comunitari.