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Nāy, flauto a imboccatura terminale

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
3132; 3132.1; 3132.2; 3132.3; 3132.4; 3132.5; 3132.6
Famiglia
aerofoni
Tipologia
Flauto a imboccatura terminale
Periodo / Anno
1970
Ambito Culturale
Nord Africa
Materiali
Canna; gommalacca; cotone; metallo
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
59x2,5ø; 51x2,5ø; 48x2ø; 46x2ø; 39x1,5ø; 36x1,5
Luogo di conservazione
Sala 1, piano terra, MNSM, Palazzo Samoggia, Roma



 

Il termine nāy (tr. it. ‘canna’) indica un flauto a imboccatura terminale generalmente realizzato in canna, come suggerito dalla stessa denominazione. Diffuso dal Nord Africa all’Asia centrale e occidentale, lo strumento è attestato sin dall’antichità: le più antiche testimonianze archeologiche provengono dalle civiltà sviluppatesi lungo le valli del Nilo, del Tigri e dell’Eufrate, mentre le prime raffigurazioni iconografiche risalgono al III millennio a.C.. 

Attualmente l’impiego del nāy come strumento solista o in ensemble interessa diversi repertori e contesti performativi, tra cui la musica per la danza e le cerimonie sufi. Nel corso dell’esecuzione, viene suonato appoggiando parzialmente al labbro l’estremità superiore della canna, che funge da foro di insufflazione.

Il nāy presenta numerose varianti regionali, identificate da diverse denominazioni locali e da specifiche caratteristiche costruttive. Gli esemplari esposti fanno parte di un set composto da 7 nāy di diversa lunghezza e intonazione. Sono costituiti da una canna aperta a entrambe le estremità, rivestita internamente ed esternamente da una patina di gommalacca; un solo esemplare è dotato di elementi metallici applicati alle due estremità. La canna presenta 8 nodi, rinforzati da legature in fibra di cotone, che la articolano in 9 segmenti. È inoltre dotata di 6 fori digitali, disposti lungo la parte anteriore, e 1 foro digitale posteriore. L’esemplare fa parte di un set composto da 7 nāy di diversa lunghezza e intonazione. Realizzato in Nord Africa (probabilmente in Egitto, con alcuni esemplari di dubbia provenienza marocchina), il nucleo è appartenuto al musicista Abdessalam Neyti ed è stato donato nel 2024 al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal Coro di lingua araba del Dipartimento di Studi sull’Asia e Africa Mediterranea (DSAAM) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in occasione del Premio Letterario Italo Arabo organizzata dall’Associazione MED ART & CULTURES.

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