L’esemplare di tamburo a paiolo esposto è verosimilmente riconducibile all’area etiope, dove lo strumento è noto con il termine amarico nägarīt. Nell’antica Etiopia esso era associato al potere regale e le sue dimensioni e fattura variavano in funzione dello status sociale del proprietario.
Il nägarīt è composto da un corpo a profilo convesso, sul quale è tesa una membrana singola, collocata sull’estremità superiore, oppure, come nell’esemplare in esame, una membrana doppia, con pelli tese alle due estremità, fissate tramite un sistema di legatura e tensionamento in cordami incrociati.
In ambito regale il nägarīt veniva suonato in occasioni cerimoniali e per la trasmissione di messaggi e segnali mediante l’esecuzione di specifici intervalli e schemi ritmici. La sua esecuzione era affidata a individui di basso status sociale, spesso schiavi, poiché tale pratica musicale era considerata di rango inferiore. Oggi, pur venuta meno la funzione regale, lo strumento è ancora impiegato nella liturgia della Chiesa ortodossa etiopica Tewahedo, dove segnala l’inizio delle liturgie.
A seconda delle dimensioni, il nägarīt veniva percosso con uno o due battenti sul dorso di un animale da soma oppure, nel caso degli esemplari più piccoli, suonato con le mani o mediante battenti, ancorato alla vita del musicista in piedi oppure a cavallo.