Il kotsuzumi è un tamburo a clessidra giapponese appartenente alla famiglia dei membranofoni. Dal punto di vista storico-organologico, lo strumento appartiene alla più ampia famiglia dei tamburi tsuzumi, giunti in Giappone dal continente asiatico probabilmente attraverso Cina e Corea in epoca antica, insieme ad altri elementi della cultura musicale di corte. Tuttavia, fu soprattutto con lo sviluppo del teatro Nō tra XIV e XV secolo che il kotsuzumi assunse un ruolo stabile e codificato, diventando uno degli strumenti principali dell’ensemble hayashi; si affermò accanto al flauto nōkan, all’ō-tsuzumi e allo shime-daiko, sviluppando tecniche esecutive e funzioni musicali specifiche strettamente legate alla declamazione e alla struttura drammatica.
L’esemplare qui descritto è a clessidra in legno nero decorato con motivi floreali dorati. Le membrane bianche sono dipinte con motivi floreali e geometrici di colore nero; inoltre, sono fissate con corde arancioni regolabili, funzionali a modificare l’intonazione e il timbro del suono e dotate di impugnature per modulare la tensione e l’intonazione.
Dal punto di vista esecutivo, il kotsuzumi viene suonato appoggiandolo sulla spalla destra: lo strumento è tenuto fermo con la mano sinistra, che contemporaneamente agisce sulle corde per tenderle o allentarle, mentre la mano destra percuote la membrana con il palmo e le dita. Il continuo controllo manuale della tensione consente di variare in tempo reale l’altezza e la qualità del suono, rendendo lo strumento particolarmente espressivo.