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KOTO, CETRA

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
2839
Famiglia
Cordofoni
Tipologia
Cetra
Periodo / Anno
XX sec.
Ambito Culturale
Giappone
Materiali
Legno; avorio; seta
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
25x25x183,5
Luogo di conservazione
Sala 1, piano terra, MNSM, Palazzo Samoggia, Roma



Il koto, una lunga cetra a ponti mobili, è uno strumento di origini cinesi introdotto in Giappone prima dell’inizio del periodo Nara. In origine il termine “koto” veniva applicato a diversi strumenti a corde giapponesi a pizzico; oggi si riferisce principalmente allo strumento qui descritto. Il termine indica nello specifico un tipo di lunga cetra, anche chiamata sō no koto, che presenta molte somiglianze con altri strumenti affini dell’Asia orientale, come lo zheng e il se in Cina, il kayagūm e il kōmun’go in Corea e il dàn tranh in Vietnam.

L’esemplare esposto, di grandi dimensioni in legno chiaro, presenta una cassa armonica rettangolare leggermente bombata, decorazioni e elementi funzionali in avorio e tredici corde in seta. È dotata di ponticelli fissi e mobili in avorio, piedi di appoggio che sollevano il lato sinistro e di una scatolina decorata contenente tre plettri in avorio.

Il koto è impiegato sia come strumento solista sia in ensemble. La musica da camera giapponese si sviluppò relativamente tardi, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, quando Ikuta Kengyō formalizzò il genere sankyoku, composto da koto, shamisen e kokyū; quest’ultimo fu poi sostituito dallo shakuhachi e progressivamente abbandonato nel XIX secolo. Nel XX secolo il repertorio per koto venne rinnovato secondo modelli occidentali, soprattutto grazie a Michio Miyagi, e lo strumento entrò anche nella musica contemporanea.

Dal punto di vista esecutivo, il musicista suona seduto a terra e pizzica le corde con plettri (tsume) applicati a pollice, indice e medio della mano destra, mentre la mano sinistra modifica l’intonazione premendo le corde, consentendo variazioni espressive e ornamentali.

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