L’esemplare corrisponde a un liuto a spiedo ad arco dell’Africa nord-occidentale, riferibile alla tipologia del goje. Presenta una cassa di profilo reniforme, dotata anteriormente di una membrana in pelle, e un sottile manico a spiedo in canna, che attraversa la cassa e fuoriesce alle estremità. Sulla membrana, nella quale è ricavato un foro di risonanza, è collocato un ponticello sul quale passa una corda, tesa longitudinalmente lungo il manico.
Sul lato della membrana compare, a inchiostro, l’iscrizione «Tambura». L’iscrizione sembra riferirsi a una precedente denominazione o classificazione dello strumento: il termine, generalmente riferito a diverse tipologie di liuti a pizzico a manico lungo diffuse nell’area balcanica e nel subcontinente indiano, è organologicamente improprio per lo strumento in esame, ma documenta la storia collezionistica dell’oggetto e le incertezze classificatorie con cui questi cordofoni extraeuropei venivano registrati nelle raccolte tra Otto e Novecento.
Il goje, suonato tramite un arco a corda, è solitamente utilizzato per accompagnare il canto. Il suo impiego è documentato in alcuni contesti rituali dell’Africa occidentale e del Sahel.