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Darbūka, tamburo a calice

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
479
Famiglia
Membranofoni
Tipologia
Tamburo a calice
Periodo / Anno
XIX secolo
Ambito Culturale
Algeria
Materiali
Terracotta; pelle
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
44x22ø
Luogo di conservazione
Sala 1, piano terra, MNSM, Palazzo Samoggia, Roma



Denominazioni differenti sono attestate per designare il tamburo a calice, la cui diffusione si estende dai territori del Nord Africa e del bacino del Mar Mediterraneo, fino all’area balcanica e al Sud-est asiatico

L’esemplare in esame è di probabile origine algerina, come suggerisce la dicitura calligrafica in arabo riportante il termine “Algeria” ripetuta in più punti sul corpo dello strumento, noto in quest’area con il nome di darbūka. L’esemplare presenta un corpo cavo in terracotta, articolato in una sezione superiore globulare, corrispondente alla cassa e chiusa da una membrana in pelle, e in un’appendice inferiore cilindrica, più stretta e con base svasata aperta. Come consuetudine, la superficie del corpo è decorata con motivi policromi e dorati, tra cui arabeschi, elementi fitomorfi stilizzati e cartigli con iscrizioni in caratteri arabi. 

La darbūka può essere suonata sia come strumento solista che in ensemble. In particolare, il suo ampio volume la rende adatta a occasioni che si svolgono all’aperto, come processioni o festività familiari, e la sua sonorità è associata alla danza. Nel caso specifico dell’Algeria, è noto l’impiego della darbūka in terracotta negli ensemble deputati all’esecuzione di musica arabo andalusa: originariamente considerato uno strumento popolare, a partire dal XX secolo l’impiego del tamburo a calice si è esteso anche agli ensemble strumentali e alle orchestre.

Nel corso dell’esecuzione, la darbūka può essere suonata sia in posizione eretta che da seduti: il musicista in piedi sostiene lo strumento sotto il braccio, talvolta con l’ausilio di una cinghia; il musicista seduto mantiene il tamburo sulla coscia sinistra. In entrambi i casi, la membrana, rivolta verso l’esterno, viene percossa con entrambe le mani: le sonorità gravi (dum) sono prodotte con la mano dominante colpendo il centro della membrana, quella acute (tak) sono realizzate con entrambe le mani percuotendo il profilo della membrana.

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