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Darbūka, tamburo a calice

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
839
Famiglia
Membranofoni
Tipologia
Tamburo a calice
Periodo / Anno
XIX-XX secolo
Ambito Culturale
Maghreb
Materiali
Terracotta; pelle
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
38x28ø
Luogo di conservazione
Sala 1, piano terra, MNSM, Palazzo Samoggia, Roma



 

Denominazioni differenti sono attestate per designare il tamburo a calice, la cui diffusione si estende dai territori del Nord Africa e del bacino del Mar Mediterraneo, fino all’area balcanica e al sud-est asiatico. 

L’esemplare in esame è probabilmente originario del Maghreb, area nella quale il tamburo a calice è comunemente indicato con il nome darbūka. Presenta un corpo cavo in terracotta, articolato in una sezione superiore globulare, sulla quale è tesa una membrana in pelle, e una inferiore cilindrica, rastremata verso il basso e raccordata a una base espansa ad anello. Come consuetudine, la superficie del corpo è riccamente decorata: si osservano, nello specifico, motivi seriali e ripetitivi a rilievo. 

La darbūka può essere suonata sia solo che in ensemble. In particolare, il suo ampio volume la rende adatta a occasioni che si svolgono all’aperto, come processioni o festività familiari, e la sua sonorità è associata alla danza. 

Nel corso dell’esecuzione, la darbūka può essere suonata sia in posizione eretta che da seduti: il musicista in piedi sostiene lo strumento sotto il braccio, talvolta con l’ausilio di una cinghia; il musicista seduto mantiene il tamburo sulla coscia sinistra. In entrambi i casi la membrana, rivolta verso l’esterno, viene percossa con entrambe le mani: le sonorità gravi (dum) sono prodotte con la mano dominante colpendo il centro della membrana, quella acute (tak) sono realizzate con entrambe le mani percuotendo il profilo della membrana.

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