I flauti a becco monocalami sono diffusi in diverse aree del territorio italiano. In Sardegna, presentano varianti costruttive, in particolare per quanto riguarda il numero e la disposizione dei fori, e assumono denominazioni diverse a seconda dell’area geografica. Tra queste rientra sulittu, nome con cui è noto l’esemplare esposto.
Realizzato in canna con un nodo, l’esemplare presenta decorazioni incise lungo tutta la superficie. Il corpo dello strumento è dotato di 5 fori: 3 fori digitali circolari e 1 foro rettangolare sulla parte anteriore, e 1 foro digitale circolare su quella posteriore. L’estremità superiore è tagliata obliquamente e parzialmente chiusa da un elemento ligneo, che contribuisce a formare il becco. Sulla parte anteriore, poco sopra il nodo della canna, è incollato un cartiglio bianco sul quale si distinguono i residui di una cornice e un numero.
Legato al mondo pastorale, il sulittu è utilizzato anche per scopi ludici. Può essere suonato da solo o insieme ad altri strumenti, come le launeddas, e viene impiegato nell’esecuzione di musiche per la danza. Si suona insufflando aria nel becco e variando l’altezza dei suoni attraverso l’apertura e la chiusura dei fori digitali.