L’esemplare corrisponde a un’arpa arcuata dell’Africa centrale, riferibile alla tipologia kundi
o domu, diffusa tra i Mangbetu e popolazioni vicine dell’attuale Repubblica Democratica del Congo. L’esemplare è dotato di una cassa lignea a forma di barca, interamente rivestita in pelle. La pelle tesa sull’apertura superiore della cassa costituisce la tavola armonica dello strumento; presenta due fori di risonanza circolari e lascia intravedere la cordiera interna. Il lungo manico arcuato è munito di 5 bischeri, corrispondenti all’assetto pentatonico, ai quali sono fissate 5 corde in budello che si estendono dalla cordiera. L’estremità del manico è scolpita a forma di testa umana, caratterizzata da un cranio fortemente allungato.
Tale elemento antropomorfo è divenuto caratteristico della produzione figurativa mangbetu del primo Novecento. Le fonti museali sottolineano tuttavia che le arpe compaiono presso i Mangbetu solo dalla fine del XIX secolo e che la diffusione delle terminazioni antropomorfe raggiunge il suo apice in epoca coloniale; la pratica della testa scolpita potrebbe inoltre essere stata ripresa dai vicini Azande. La crescente domanda di oggetti figurativi da parte di amministratori, viaggiatori e collezionisti europei contribuì alla produzione di esemplari anche scarsamente o per nulla funzionali all’uso musicale.
Nella pratica musicale mangbetu l’arpa arcuata è impiegata soprattutto nella musica d’intrattenimento, come strumento solistico o per accompagnare il canto e, in particolare, la poesia d’amore. Durante l’esecuzione le corde dell’arpa vengono generalmente pizzicate simultaneamente dal suonatore che generalmente sostiene lo strumento con il manico curvo puntato verso l’alto.