L’esemplare esposto è un swīsen, noto anche con altre grafie come swisdi o suwaysin, un liuto marocchino di piccole dimensioni appartenente alla famiglia dei liuti a spiedo interno diffusi nel Maghreb. Composto da una cassa piriforme, scavata in un unico blocco di legno, è dotato di un manico che si incassa nel corpo ma si arresta al suo interno, sporgendo attraverso un foro presente nella tavola armonica e fungendo da cordiera. La tavola armonica è in pelle e presenta, in prossimità della cordiera, un ponticello su cui alloggiano 2 corde in budello. Il manico presenta un’estremità attentamente tornita e due bischeri, anch’essi torniti, che permettono l’accordatura. Completa il quadro una nappa decorativa, mentre il retro del guscio presenta ricche decorazioni incise, a testimonianza di una manifattura curata e non puramente utilitaria.
Lo swīsen ha funzione di accompagnamento melodico entro un ensemble più ampio. è impiegato, ad esempio, nell’esecuzione del malhun e dell’aita, due generi musico-poetici marocchini. Nel corso dell’esecuzione le corde dello strumento sono messe in vibrazione a pizzico, mentre la mano sinistra interviene sul manico per modificare la lunghezza delle corde e produrre le diverse altezze.