Il tar è un liuto a pizzico a manico lungo appartenente alla tradizione musicale caucasico-azera. L’esemplare presenta le caratteristiche tipiche del tar azero: una cassa armonica a doppia cavità, chiusa da membrane animali, un lungo manico con tasti mobili in budello e una ricca decorazione realizzata con intarsi in madreperla e osso, testimonianza dell’elevata qualità dell’artigianato locale.
Il tar è impiegato per l’esecuzione del muğam, il repertorio di musica classica azera, solitamente suonato da un trio composto da kemençe, tar e dəf. Suonato con un piccolo plettro (mizrab), si distingue per le ampie possibilità espressive, che comprendono tremoli, trilli, glissandi e raffinati effetti timbrici.
L’esemplare appartenne ai coniugi George Washington Wurts e Henrietta Tower, collezionisti e viaggiatori tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. I materiali e le decorazioni, analoghi a quelli del kamança e del dəf conservati nello stesso Museo, suggeriscono che i tre strumenti facessero originariamente parte di un unico insieme.
Lo strumento viene suonato con un piccolo plettro, il mizrab, tradizionalmente in osso, ebanite o materiale analogo, tenuto nella mano destra, mentre la sinistra agisce sui tasti mobili. Nella prassi azera è tenuto orizzontalmente contro il petto, posizione che le fonti collegano alla riforma ottocentesca dello strumento. La tecnica esecutiva comprende passaggi virtuosistici, tremoli, trilli, glissandi e particolari effetti di vibrazione ottenuti anche attraverso il rapporto fisico tra cassa, manico e corpo dell’esecutore.
Il tar è uno degli strumenti principali della tradizione musicale azera e occupa un ruolo centrale nel muğam, repertorio di musica classica azera, solitamente eseguito da un trio composto da kemençe, tar e dəf. Nel contesto del muğam, il tar compare sia come strumento solista sia come componente del trio. In epoca sovietica, il muğam fu inoltre oggetto di processi di istituzionalizzazione e rielaborazione, fino alla nascita di generi ibridi.