Il dəf appartiene alla vasta famiglia dei tamburi a cornice. L’esemplare in esame, di provenienza caucasica, è composto da un telaio circolare ligneo sul quale è tesa una membrana in pelle. La superficie esterna del telaio è decorata con intarsi triangolari alternati in legno scuro e avorio, ornati da motivi circolari di colore rosso e verde. Anche il bordo è rivestito da elementi alternati in legno scuro e avorio. All’interno del telaio sono fissati piccoli anelli e dischi metallici con funzione di sonagli e campanelli. Sempre nella parte interna, inoltre, è presente un cartiglio cartaceo bianco con una cornice blu, sul quale è leggibile il numero di inventario manoscritto dello strumento.
I materiali impiegati e le soluzioni decorative dello strumento, analoghi a quelli riscontrabili nel tar (n. inv. PV7763) e nel kamança (n. inv. PV7768), anch’essi conservati presso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, suggeriscono che i tre strumenti appartenessero originariamente a un medesimo insieme.
Il dəf viene sostenuto con una mano, generalmente la sinistra, mentre la membrana viene percossa con il palmo e con le dita dell’altra mano e, in alcuni casi, con le dita di entrambe le mani. La variazione timbrica è ottenuta mediante la diversa posizione del colpo sulla membrana: i suoni più gravi si producono percuotendo la zona centrale della pelle, mentre quelli più acuti vengono ottenuti colpendo l’area prossima al telaio. Ulteriori effetti sonori possono essere prodotti inclinando o scuotendo lo strumento durante l’esecuzione.
L’impiego del dəf interessa diversi repertori e contesti performativi, tra cui occasioni cerimoniali, come quelle legate al sufismo. È noto il suo impiego per l’esecuzione del repertorio di musica classica azera, il muğham, solitamente eseguito da un trio composto da kemençe, tar e dəf, quest’ultimo suonato da un cantante-percussionista detto xanəndə.