L’esemplare di tamburo a paiolo esposto è verosimilmente riconducibile all’area etiope, dove lo strumento è noto con il termine amarico nägarīt. Nell’antica Etiopia esso era associato al potere regale; le dimensioni e la fattura dello strumento potevano variare in funzione dello status sociale del proprietario.
A seconda delle dimensioni, il nägarīt veniva percosso con uno o due battenti sul dorso di un animale da soma oppure, nel caso degli esemplari più piccoli, suonato con le mani o mediante battenti, ancorato alla vita del musicista in piedi oppure a cavallo.
In ambito regale il nägarīt veniva suonato in occasioni cerimoniali e per la trasmissione di messaggi e segnali tramite l’esecuzione di specifici intervalli e schemi ritmici. La sua esecuzione era affidata a individui di basso status sociale, spesso schiavi, poiché tale pratica musicale era considerata di rango inferiore. Oggi, pur venuta meno la funzione regale, lo strumento è ancora impiegato nella liturgia della Chiesa ortodossa etiopica Tewahedo, dove segnala l’inizio delle liturgie.
Come osservabile nell’esemplare, il nägarīt è composto da un corpo a profilo convesso sul quale è tesa una membrana in pelle. La membrana, recante tracce di tintura con possibile funzione decorativa o simbolico-propiziatoria, è fissata al corpo tramite un sistema di legatura e tensionamento in cordami. Alla base del tamburo sono presenti due cordoni in cuoio, funzionalmente distinti dal sistema di tensione sebbene ad esso ancorati. Sul corpo dello strumento è presente un residuo di cartiglio cartaceo sul quale è leggibile la dicitura “MUSEO MUSICAL Pablo T. Traversari”.
L’appartenenza dell’esemplare alla collezione sudamericana di Pedro Pablo Traversari sembrerebbe sostenere l’ipotesi secondo cui lo strumento sia riconducibile al tamburo a paiolo associato alle pratiche sciamaniche delle popolazioni Mapuche del Cile, noto come kultrun. L’esemplare esposto presenta infatti caratteristiche morfologiche compatibili con il kultrun. Tale ipotesi è avvalorata dall’impianto decorativo dello strumento e dalla presenza di sonagli interni, non comuni nel caso del nägarīt: vari oggetti, tra cui monete, possono essere inseriti all’interno del kultrun con funzione magica e rituale.